Ai miei tempi, cioè quando ero impegnato sul piano lavorativo e sociale (anni sessanta/novanta), la politica annoverava esponenti di spicco del sud (Moro, Mattarella, ), del nord (Craxi, Bertinotti (sempre lui), del centro (Forlani, Berlinguer) giusto per citarne alcuni.
Poi ci fu il repulisti realizato da un pubblico ministero che si atteggiò a censore, giudice, poliziotto (ma lo era stato, prima di vincere il concorso in magistratura, quindi..) il quale conseguì poche condanne dal punto di vista giuridico ma tutte da quello morale e politico. Insieme a questo sistema di giustizia sommaria, sostenuta e giustificata come necessario dall'allora Partito Comunista (che in una delle tante scansioni temporali nelle quali presumeva - nella sua eterna protervia ed arroganza - di spazzare via il "capitalismo" e, con esso, tutti i partiti "minori"), ebbe luogo la nascita - sulle ceneri di una politica fatta di ideali principalmente e solo come effetto secondario (ed - oserei dire - consequenziale alla necessità di sostenere gli ideali che si volevano far prevalere) il sostentamento, più o meno occulto, dei partiti e delle correnti di ciascun partito. Io sono stato segretario particolare di un assessore regionale e posso dire, senza falsa modestia, di conoscere bene questi meccanismi.
Dal 1992 in poi la politica ha smesso i panni del perseguimento degli ideali (socialista, comunista, democristiano, ecc.) per far posto ad aggregazioni affaristiche, chiamate "di potere" per ricoprirle di un velo meno ignobile. Segna l'ingresso di personaggi come Berlusconi che non fanno altro che riempire un vuoto determinato dal repulisti delle pulsioni ideali di cui innanzi. Questi, sotto il velo del liberismo economico e dell'economia di mercato nascondono l'obiettivo di trasformare la politica in un qualcosa di molto contiguo al mondo degli affari, peraltro a loro familiare. Ma - ed è qui che voglio arrivare - da sempre gli affari li sanno impostare e realizzare i nordici (Milano - Torino sono dall'800 il traino economico di quell'entità che poi diventerà Italia) ed ecco che a capo dei nuovi partiti si insediano i padani: Berlusconi, Fassino, ecc. Il lettore, avrà avuto un sobbalzo: "Che c'entra Fassino con gli affari". Nulla. Proprio nulla, ma gli è che tra padani si riesce a parlare più facilmente: tutto qui. Al centro emerge qualche figura che, fino a quel momento, aveva ricoperto qualche incarico di funzionario all'interno del Partito Comunista (l'unico partito ad avere una struttura di dipendenti che avevano frequentato una scuola di partito, oltre che le normali scuole pubbliche, perché era l'unico che poteva contare su finanziamenti regolari da parte dell'Unione sovietica e delle cooperative, a loro volta susseguite alle Case del popolo) come D'Alema (romano de Roma, figlio di un esponente dello stesso partito, poi inviato in Puglia a fare il segretario e qui sposato e "insediato").
Naturalmente questi nuovi big hanno le stesse necessità che avevamo noi, della prima repubblica: acquisire finanziamenti perché la politica costa e molto (si pensi al costo di ogni singola sezione in ogni singolo comune e frazione, al costo per far muovere chi deve illustrare le idee partecipando a convegni, riunioni di partito, ecc.; per far muovere gli attivisti e gli esponenti rionali, comunali, provinciali, regionali e nazionali; per organizzare congressi; per la penetrazione delle idee [che significa assoldare giornalisti che presentino la notizia in un certo modo] oppure per la loro normale pubblicizzazione. Ci vogliono tanti soldi. Dove reperirli? Ecco che ogni partito ha le sue fonti: il PCI ora DS o Quercia ha le cooperative rosse (così chiamate per distinguerle da qualche piccolissima entità economica definita "bianca") essendo venuta meno l'Unione sovietica; Margherita ha il mondo bancario e la Confindustria (sempre attenta ad avere i piedi in due scarpe..!!); Forza Italia ha.... Berlusconi.... e così di seguito.
Dove sta la novità? perché Fassino grida al complotto?
Perché, questa è la mia triste conclusione, la politica - avendo perso la carica ideale da cui era sospinta - ha visto la comparsa di sprovveduti, incapaci ed imbelli. Siamo in mano ad una classe politica che ancora pensa con la presunzione di appartenere alla sinistra dei Berlinguer e dei Di Vittorio (che, dovendosi gestire i contributi che provenivano da Mosca con la massima oculatezza era costretta ad osservare un codice etico di assoluto rigore) ma non si rende conto di nuotare nel magma della realtà effettuale con la conseguenza di partecipare alla spartizione del bottino. A tutti i livelli. Il che rende di tutta evidenza che la sinistra, assunto il potere con le pezze nei pantaloni, oggi li ha firmati. E delle migliori griffes.
Una bufala, quindi? si, una ciclopica bufala, come la devolution, presentata come federalismo, come autonomia delle regioni ed enfatizzata da Bossi come sua vittoria (con la sceneggiata della sua partecipazione alla votazione finale) mentre, nella realtà il decentramento amministrativo era stato approvato con legge dal centrosinistra, alla fine della scorsa legislatura (ma passata nel più assoluto silenzio da parte dei media, manco a dirlo TUTTI nelle mani dei padani) ed ora, questo governo, ha approvato - in realtà - un stravolgimento della governance del paese: una sola camera deliberante, il Presidente del Consiglio è praticamente capo assoluto con poteri di nomina dei propri ministri e di scioglimento del Parlamento, così come avviene, sia pure con le dovute differenze, per la nomina dei sindaci nei comuni. Naturalmente tutto è pensato nell'aspettativa che tutto ciò assicuri la governance effettiva del paese (un miraggio tipico di una classe politica alla ricerca di una soluzione geniale che risolva le proprie contraddizioni e la propria imbelle inefficienza!).
Ma, per ritornare al tema di questa mia esternazione, quali sono i nomi che si rincorrono? manco a dirlo tutti padani: Berlusconi (in primis..), Casini e Fini per la Cdl; D'Alema, Fassino, Prodi per la sinistra-centro. Il politico più meridionale è D'Alema, romano (ma, viene sempre precisato per prendere per i fondelli noi meridionali, eletto a Gallipoli). Come si constata il Sud è estromesso dalla governance dell'Italia. Noi siamo come i coloni palestinesi fatti affluire nella striscia di Gaza.
E tutti zitti.
Tutti i media, carta stampata e televisione, saldamente nelle mani degli imprenditori del nord, non ne fanno parola, di questo aspetto. E' scontato! quelli che capiscono sono Milano, Bologna, Torino, Reggio Emilia!
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