Mi voglio unire a Marcello Veneziani ed alla sua provocazione apparsa sull'edizione del 18 gennaio scorso di Libero: vorrei fondare un movimento di elettori disperati ma propositivi che chiamerò "Votare?". Il Movimento in questione in piena bagarre elettorale sarà infatti interamente proiettato sul dopo elezioni: il punto primo del movimento è infatti la convinzione che siamo entrati in una specie di agonia, più che di agonismo, da cui usciremo solo all'indomani delle elezioni. Il balletto isterico della sinistra, la grottesca nascita, morte e resurrezione larvale del partito democratico, il malaffare e l'intreccio con le banche e le procure, le pistolettate in palcoscenico di Berlusconi, le furberie tattiche delle altre punte che stanno già giocando un'altra partita, ma soprattutto il clima generale e trasversale che si respira, davvero fetido, impongono ai cittadini di farsi ibernare per ottanta giorni, di entrare in una volontaria quarantena doppia, cioè un'ottantena, e di ritornare a vivere da cittadini attivi solo ad urne chiuse e a scrutinio ultimato. Se volete un po' di bene all'Italia e se ancora pensate di potervi salvare insieme e non da soli, come è invece purtroppo convinzione comune e in parte anche mia, non potete che pensare al dopo corrida.
Io ho vissuto da vicino il 1992 e la campagna elettorale che ne seguì: allora mi augurai di non vivere più una stagione di veleni come quella: il PCI sembrava vicino ad un colpo di stato (ricordate l'iniziativa del "popolo dei fax"?), attaccava tutto e tutti. Ma quello che mi feriva è che attaccava un suo alleato, con il quale aveva anche realizzato una fusione, cioè il PSI, quasi fosse un appestato (ricordate il lancio delle monetine verso Craxi all'uscita dell'Hotel Raphael?).
Pillitteri, cognato di Craxi ex sindaco di Milano ha detto: «Sono un vecchio socialdemocratico, che ha amato Craxi e Saragat, il primo anticomunista italiano, ed ho imparato che il comunismo non è a sinistra ma ad Est. I comunisti sono intolleranti e, con Tangentopoli, sono stati in prima fila a smantellare la politica in favore della morale. Contribuendo alla distruzione dei partiti, primo fra tutti il Psi, si sono illusi di prenderne il posto, non accorgendosi di annullare così la politica e di consegnarla ad altri poteri, bancario, mediatico, finanziario. Scegliendo la personalizzazione della politica, i partiti si sono autocastrati. Oggi il vero vincitore è Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, che ha superato il suo maestro, Eugenio Scalfari».
Mai analisi politica, nel senso nobile dell'accezione, oggi desueta anzi inesistente, fu più lucida ed efficace: sufficiente, certamente, per meditare sulla realtà effettuale!
P.S.: Se qualcuno vuole esternare le sue meditazioni può liberamente farlo inviandomi il testo da pubblicare con la sua firma (nel senso di nome e cognome).
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