Che delusione quel Silvio a occhi chiusi
di Marcello Veneziani
Caro Berlusconi, non mi è piaciuto l’altra sera da Vespa, al di là dei sorrisi prestampati. Non solo per le cose che ha detto, sempre esagerate da rovinare anche le cose più ragionevoli e sensate; e non solo per come le ha dette, non lasciando mai parlare nessuno, riducendo Vespa a un vigile impotente, col suo fastidioso narcisismo che non accetta critiche; ma perché aveva gli occhi praticamente chiusi, non guardava nessuno, neanche gli spettatori.
Non guardare in faccia nessuno, parlare a occhi chiusi, se non è un problema di lifting e di trucco, vuol dire aver perso la realtà, autocompiacersi e offendere chi dovrebbe votarla. Mi spiace che un Grande Comunicatore e Venditore non se ne sia accorto. Capisco la molestia di Della Valle che le ha lanciato varie scarpe addosso fingendo familiarità, capisco quanto sia insopportabile il tono lagnoso e la voce stridula di Marcello Sorgi che trasformò La Stampa in un pessimo giornale di sinistra, oltre che di servizio Fiat. Capisco l’antipatia per i sindacalisti; un po’ meno capisco il tono usato nei confronti di Vittorio Feltri che le rinfacciava cose di buon senso, dopo che lei gli aveva impedito d’intervenire per svariato tempo, occupando la scena.
Non si può essere così ruvidi e ingrati con uno dei pochi giornalisti che in libertà e mai nascondendole i punti di dissenso, ha fatto molto per la sua causa, il suo governo, la sua Casa delle libertà e, se permette, per il “suo” giornale. Detto questo, le confesserò una cosa. Pur deluso da come avete governato, mi sono ostinato a dire che peggio di lei al governo c’è solo Prodi. Se lei davvero, come dice la sinistra, rappresenta il male, la sinistra è peggio, e dunque mi costringe a preferire lei. A lei, più dei suoi alleati, riconosco simpatia, carica umana ed una capacità di lavoro e di inventiva che gli altri neanche si sognano. Qualcosa di buon ha fatto in questi cinque anni, a cominciare dal fatto che è durato cinque anni. Molte altre cose invece ho atteso invano e lo scempio che avete fatto nella cultura, il cinema, lo spettacolo non posso perdonarvelo (sono felice di aver lasciato il Cda della Rai e di essermi dimesso da Cinecittà).
Ma una mazzata durissima alla mia capacità di resistenza me l’ha data la legge elettorale. Quella riforma mi offende soprattutto in un punto: il voto automatico. Dopo aver abolito l’uninominale, aver abolito pure la preferenza. Sicchè noi dobbiamo limitarci ad andare a votare il partito, anzi peggio, il Capo che decide a suo insindacabile giudizio che mandare e chi non mandare in Parlamento. Ho sentito parlamentari dire: orami non serve più far politica sul territorio e tra i cittadini, si fa solo anticamera dai capi.
Capito il danno? Prima i leader decidevano ampiamente, davano buoni collegi o meno buoni. Adesso il potere che hanno, con le liste bloccate, è pressoché assoluto, totalitario. Già prima facevano traffico di indulgenze, volavano miliardarie per le candidature. Ora siamo all’autocrazia totale di ducetti che non meritano fiducia. Avete sbaragliato il maggioritario che vi ha eletti e legittimati a governare, avete buttato a mare definitivamente la Seconda repubblica, infognandoci in una mezza repubblica costruita da un agglomerato di minidittature. Siete riusciti a far rimpiangere il povero Mario Segni. Ci costringete a votare per partito preso, solo per partito, e a dare una delega in bianco a quei marpioni, pierfurbi e giancretini che siamo. Per non dire degli squallidi entourage e comitati d’affari che gestiscono il potere interno a quei rottami che sono i partiti. E’ uno schifo, un’offesa ai cittadini sovrani e al libero voto.
E’ per questo che io non so ancora se andrò a votare il prossimo 9 aprile. I conati di disgusto sono troppo forti per poter raggiungere il seggio, pur trascinandomi. Non so ancora se riuscirò a votare per il male minore. So per certo che non voterò la destra, la lista di Fini, perché non ha nulla di destra e nulla che mi riguardi, né sul piano dei valori né sul piano delle aspettative concrete di governo. Non rappresenta le mie idee, ma nemmeno posso rifugiarmi nella loro buona amministrazione. Come dire non hanno fatto niente “di destra” però hanno fatto qualche cosa di buon senso. Macchè, il Nulla. Ho visto qualcosa di buono realizzato dal premier, glielo riconosco; ho visto che gli ex democristiani hanno acquistato almeno peso. ho visto la Lega che almeno si è portata a casa la devolution. Non ho trovato invece una cosa di destra che abbia realizzato questo governo (dovrei dire la pornotax; piccola cosa, e poi non è stata nemmeno di destra, ma l’iniziativa di una persona, la Santanchè, sostenuta in modo trasversale, non certo dalla destra).
E allora mi dico: potrò votare persino lei, dottor Berlusconi, con tutte le riserve che le ho detto, perché comunque lei è varie spanne sopra i suoi alleati, e non per via dei tacchi; alle brutte potrò votare addirittura Casini, che perlomeno è un democristiano al trecento per cento ed io che non mai votato dc quando imperava, adesso per disperazione… o potrò divertirmi a votare qualche novità destrorsa. O ancora, potrò semplicemente non ricordarmi di andare a votare. Ma certo non voterò questo straccio di destra psicolabile e inaffidabile, che cambia opinione su tutto, sulla famiglia, sulla storia, sulle radici, sulla religione, su Fazio, su Tremonti, sulle quote rosa, sui gay, sull’unità nazionale. E’ che ha avuto l’abilità di scontentare tutti, ex fascisti, ex dc, conservatori, tradizionalisti, moderati e rivoluzionari, statali e privati, vecchi e bambini.
Però lei, Cavaliere, parli di meno e guardi di più in faccia gli italiani.
(Libero del 4.1.2006)
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